Storia della t-shirt bianca: un evergreen senza tempo né genere

La tendenza genderless non l’abbiamo ci di certo inventata noi nel 2021: quella che oggi è una risposta ad una esigenza di marketing, è stata una vera e propria rivoluzione lanciata e resa immortale da icone del passato che l’hanno indossata caricandola di significati prima sconosciuti. E’ la t-shirt bianca baby, è la moda.

Quando si parla di evergreen nella moda si pensa subito a capi chiave resi intramontabili da icone del cinema e del fashion systemche per primi li hanno indossati, caricandoli di significati totalmente nuovi.

E’ successo per i blue jeans, la cui storia nasce nei cantieri navali di Genova, indosso agli operai in cerca di un tessuto indistruttibile. O ancora per il trench, che nasce come capo militare (trench coat, cappotto da trincea appunto), ma che ben presto è diventato un classico dell’eleganza, sia femminile che maschile.

Una caratteristica dei capi evergreen è proprio questa: sono trasversali, non hanno genere né stagione e diventano capi chiave per qualsiasi look, dal più basico a quello più elegante.

Strano a dirsi per un capo come la t-shirt bianca che nasce come indumento indossato dagli operai e dai soldati, perché estremamente comodo e fresco. Ma oggi è possibile acquistare una t-shirt bianca spendendo 12 euro come 400. La differenza ovviamente la fa il filato del cotone, le rifiniture e ahimè, anche il brand, che spesso non è sinonimo di qualità.

Ma trovare la t-shirt bianca perfetta, non è sempre facile.

Sbagliare punta di bianco, scegliere un collo troppo largo, o le maniche troppo lunghe, una vestibilità troppo over o al contrario, eccessivamente cropped: insomma non è da tutti azzeccare la maglietta bianca perfetta.

Se ci aggiungiamo poi la tentazione di “acquistare acquistare acquistare” è facile che vi ritroviate in casa almeno 3 o 4 t-shirt bianche, rispettivamente la prima con un colore rovinato da più lavaggi, la seconda con il tessuto in corrispondenza delle ascelle ingiallito dai deodoranti o il buco spuntato sul collo a causa dell’utilizzo frequente. E’ bene accettare che la t-shirt bianca per sua natura è un capo deperibile, più di molti altri. Vuoi perché la mia generazione, rimbambita da anni di spot “Più bianco non si può” o “Bianchi e colorati in un unico lavaggio” ha dimenticato le buone regole di manutenzione per i capi bianchi: vanno lavati a mano, in acqua fredda, dopo un breve prelavaggio, per smacchiare aloni e pretrattare macchie. Il tutto rigorosamente solo bianco con bianco.

Ma nonostante questo, dopo un po’ di utilizzi, la t-shirt bianca dovrà essere surclassata a “capo da casa”. Arrendiamoci.

Dove acquistare la t-shirt bianca perfetta

Come dicevamo su, abbiamo a disposizione un ventaglio di scelta infinita, che va dalla versione couture all’ultra basic venduto nella sezione intimo, passando per nuovi brand che hanno fatto del minimalismo la loro chiave di lettura dello stile. Proposta, principalmente, in morbido cotone, la t-shirt bianca può essere impreziosita da filati come lino, cachemire e seta. Essere indossata al mare, sotto un blazer, abbinata all’ultra classica giacca di pelle, resa vezzosa se annodata sui fianchi o con le maniche risvoltate con effetto “spallina”, o ancora portata da sola, come minidress, con la sola aggiunga di una maxi cinta in vita. Versatile, perfetta per smorzare look impegnativi o personalizzare grandi classici, il bello della t-shirt bianca è che prende le sembianze di chi la indossa, diventa una pagina bianca su cui scrivere il nostro stile a grandi lettere. Non da poco per un capo basico destinato generalmente ad essere indossato sotto gli abiti!

Uniqlo

Ma tornando allo shopping, indubbiamente la t-shirt bianca di Uniqlo è ormai un must-have fra le fashioniste (e non): si chiama SUPIMA, 100% cotone, girocollo classico per 12,90 euro.

COS

Altra fonte di capi basic di buona qualità ad un prezzo decisamente abbordabile è COS, fit classico, cotone organico e 19 euro per portarsela a casa.

Arket

Segue a pochi euro di differenza la proposta di Arket: cotone a fibra lunga, vestibilità regular e 17 euro come prezzo finale. Seguita (con lo stesso prezzo) dall’ultra classico del basic, Petit Bateau.

Inutile dire che tutti i brand, anche H&M, Mango e Zara, passando per Benetton, Stradivarius e tutti gli altri hanno come capo continuativo la t-shirt bianca, in mille varianti, da quella più lunga a quella mini, da quella con le rouge o i volant a quella con il colletto maxi come si usa da un paio di stagioni. Passando per le miriade di proposte con ricami e ricamini ormai ricercatissime.

Quali caratteristiche deve avere

Cosa dovete notare per scegliere bene? In primis il tessuto: deve essere cotone al 100%. Qualsiasi altro materiale, presente anche in minime percentuali, la renderà più esposta al deperimento, alle macchie e all’ingrigimento. Dopo aver vagliato il tessuto, passate ai dettagli quali fitting, è giusto che arrivi ai fianchi o li superi leggermente (se volete un effetto più morbido), abbia le maniche abbondanti, all’ominile insomma e non mini e troppo aderenti al braccio e infine collo e cuciture. Il girocollo, rigorosamente tondo, deve essere visibile ma non troppo: che le cuciture siano di buona qualità vi garantirà anche una migliore tenuta del cotone evitando antipatiche deformazioni dovute all’utilizzo.

Come abbinare la t-shirt bianca

Bè, qui non c’è bisogno di Anna Wintour per affermare con estrema tranquillità che la t-shirt bianca può essere indossata in qualsiasi occasione e combinata con qualsiasi abbinamento. A maggior ragione quest’anno in cui il bianco è un colore super di tendenza! Che sia il capo principale del vostro look, abbinata semplicemente con un paio di jeans o l’elemento disruptive di un look super formale come un tailleur, l’unica cosa da ricordare è che a definire l’identità della t-shirt bianca è la tua attitude: per cui via libera alla fantasia, questo capo è davvero la tavolozza linda su cui dipingere il nostro stile!

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