Cose che non indosso più: gli effetti di uno stile di vita diverso

In alcuni casi mi dispiace, in altri è stata una naturale evoluzione andata di pari passo con il cambio di stile di vita: alcuni accessori e abiti non fanno più parte della mia quotidianità. Una condizione probabilmente comune, e forse è proprio questo l’effetto più incredibile del periodo che stiamo vivendo. E cioè che stiamo provando tutti le stesse emozioni, sensazioni e paure, slanci e crolli emotivi. E nel mentre abbiamo cambiato un sacco di cose. Io nello specifico queste.

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Che le tendenze di acquisto dei consumatori siano profondamente cambiate a partire dal primo lockdown è evidente e ormai noto a tutti.

Molte sono le statistiche che si sono susseguite e molte altre ancora ne leggeremo nei prossimi mesi. Che la pandemia abbia avuto fra i suoi effetti collaterali lo stravolgimento delle modalità e delle abitudini di acquisto è dunque un fatto. E ci riguarda tutti.

Giusto per metterci due numeri: fra i prodotti più acquistati, dopo gli alimenti ovviamente, ritroviamo i tavoli per ufficio e scrivanie (+89%). Perdono invece le valigie (-77%), ma anche gli abiti da sposa (-63%), le scarpe da donna (-44%) e gli orologi (-49%).

Questi cambiamenti sono stati radicali e sono visibili nelle case di tutti (o quasi) gli italiani. Uno su tutti? Indossiamo cose diverse perché abbiamo diverse esigenze. In particolare chi, come me, lavora da remoto praticamente da quasi un anno, ha modificato il suo stile, non solo di vita. Pigiami, tute, capi comfy prima relegati ad occasioni marginali, sono diventati il nostro look of the months praticamente. Ma non è poi così tanto male…

Più volte mi sono trovata a riflettere però anche su quelli che sono i capi e gli accessori che praticamente sono spariti (o quasi) dalla mia quotidianità. Tutti elementi che prima ne facevano parte alla grandissima e che non avrei mai immaginato di abbandonare così nei cassetti meno frequentati della mia cabina armadio.

Eccoli qui:

  • Il reggiseno
  • Le gonne
  • Gli occhiali da sole
  • L’orologio

Ebbene si, il reggiseno non fa più parte della mia quotidianità. Non che fosse mai stato per me essenziale, per ovvie ragioni. Ma vuoi l’abitudine, vuoi un inconscio senso del pudore, l’ho sempre indossato. Ora è praticamente sparito dal mio outfit, adesso è solo una costrizione inutile sotto strati di calda lana. Ci rivedremo quando riprenderà la vita sociale. Forse.

Le gonne, che ho sempre amato e indossato, anche in pieno inverno, ormai non le uso praticamente più. E mi dispiace moltissimo. Ma lo trovo al momento un capo poco pratico. O almeno questa è la mia percezione visto che ormai esco solo per andare al parco con il cane. A che mi serve una gonna? Però spero che mi passi, lo ammetto. Ogni tanto guardo tutte le mie gonne, e malinconicamente sussurro loro “aspettatemi, tornerò da voi!”.

Bè, per me con gli occhiali da sole e la mascherina, è praticamente impossibile sopravvivere. Si appannano, e l’effetto “nebbia a Milano” proprio non lo sopporto. E poi mi sento troppo mascherata. Ma soprattutto non voglio coprire gli occhi, mi servono per comunicare. O almeno così mi sembra.

Ebbene si, l’orologio praticamente non lo uso più. Pc e smartphone costantemente sotto il naso e fra le mani hanno definitivamente sostituito l’accessorio che solitamente ti serve quando vuoi dare un’occhiata veloce all’orario. O come scusa per comunicare fretta, o per simulare un appuntamento, o semplicemente per darlo. Sono tutti gesti che praticamente non faccio più. Come se il tempo non mi riguardasse più. É come se fosse ormai un unico blocco scaglionato dai momenti del pranzo e della cena in due parti uguali. La mattina e la sera sono ormai identici. A cosa mi serve avere un orologio al polso?

Insisto invece nel mettere il profumo, tutti i giorni. É la cosa che più mi fa sentire “vestita”, completa. Gli orecchini, nonostante il disagio della combo mascherina+auricolari. E il rossetto, ok, non più tutti i santissimi giorni come prima, ma ogni tanto si. E mi fa vedere nello specchio una me che mi piace e che a volte dimentico.

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