Coronavirus: cosa butto giù dalla torre e cosa no

Riflessioni in ordine sparso dopo più di 40 giorni di reclusione e in prossimità della fase 2. Cosa ci ha davvero insegnato questo periodo di emme che abbiamo vissuto?

Fonte foto: Pinterest

Siamo sicuramente tra i fortunati, almeno per ora, che possono annoverare il Covid-19 tra le esperienze da raccontare a figli o nipoti. Consapevoli di aver attraversato la storia che a breve diventerà l’ennesimo capito dei libri di testo, e sempre con tutto il rispetto per chi purtroppo ricorderà questa pandemia come un evento che ha distrutto le famiglie, sappiamo che questa esperienza ci ha cambiati

Non siamo ancora capaci di percepire in che direzione stia andando questo cambiamento, sociale – economico ed emotivo – ma sappiamo che c’è. Lo vediamo lì all’orizzonte pronto a venir fuori dalla porta di casa insieme a noi. Ci fideremo ancora degli altri? (non so quando abbiamo iniziato a farlo ma pare che sia così). Riusciremo mai a vivere serenamente il contatto fisico? Avremo il coraggio di tornare a stare seduti attorno a un tavolo di una pizzeria affollata il sabato sera? Come sarà uscire di casa, riprendere le nostre vite?

La luce del sole ci farà lo stesso effetto di quella che ci faceva la luce del lampadario della cameretta quando nostra madre per svegliarci lo accendeva di colpo mentre stavamo dormendo, provocandoci un evidente danno alle cornee? 

Tutto questo ancora non possiamo saperlo ma sicuramente abbiamo più chiaro cosa terremo e butteremo, e che forse avremo il coraggio di abbandonare quelle stupide abitudini e/o oggetti fisici, che prima non avevamo il coraggio di salutare. 

Personalmente:

BUTTO: forse le convenzioni sociali e i miei XX anni non me lo permetteranno ma idealmente la prima cosa che BUTTO dopo queste reclusione forzata è il reggiseno. Bruciarlo, come si faceva negli anni ’70, mi sembra eccessivo come forse lo è affermare che sia un simbolo dell’oppressione del patriarcato maschile. Eppure niente può metaforicamente rappresentare la “liberazione di una donna” come l’atto di togliersi il reggiseno a fine giornata! Dopo quasi due mesi senza non so come si potrà tornare indietro.

BUTTO: la mia vita sempre di corsa. Stare a casa mi ha aiutata a capire che forse stavo esagerando. Troppa fretta sempre per tutto e l’ossessione di dover fare sempre qualcosa. La lentezza è sicuramente un valore ritrovato. La possibilità di avere del tempo per me ma averlo veramente, un tempo vuoto, sospeso e non delle ore da riempire con attività varie. Arrivare a casa la sera non stremata ma stanca è uno degli obiettivi che il Covid-19 mi ha imposto e che cercherò di non dimenticare.

BUTTO: i “vabbè dai la prossima volta mi organizzo meglio”.  È solo un alibi della nostra pigrizia mentale e affettiva. Troppo tempo senza vedere le persone che amo, amici, parenti, genitori ecc mi ha aiutata a capire che quando abbiamo la possibilità di dimostrare affetto, di sbatterci per qualcuno, di amarlo nella forma più semplice o complessa che l’amore può avere (o dare) dobbiamo farlo senza se e senza ma.

BUTTO: i lati del mio carattere che mi piacciono meno. Troppo permalosa, troppo poco capace di stare zitta quando dovrei, troppo poco diplomatica, troppo tutto.  Ci provo almeno.

BUTTO: il cellulare, l’ho usato troppo, basta!

TENGO: le videochiamate. Una forma di comunicazione che non avevo mai molto considerato e invece sono davvero il modo di sentire meno lontane le persone. Una bella scoperta, da usare con una moderazione che in questo momento non abbiamo avuto, ma da non buttare via.

TENGO: la cucina. Non mi sono sfidata facendo pizze o pasta fatta in casa ma qualcosina di più strutturato l’ho fatto anche io e ho avuto una grande conferma. Cucinare per certi aspetti mi rilassa, quindi sì le evoluzioni culinarie le tengo.

TENGO: il senso di femminilità. Nonostante le settimane passate in tuta, senza trucco e senza lenti a contatto, raramente mi sono sentita “una cessa” quando è successo ero sempre in prossimità del ciclo as usual. No non rinuncerò ai vestiti che non vedo l’ora di rimettere, al trucco che mi serve per rendermi più presentabile o al rossetto rosso per una serata scoppiettante. Ma tengo quel senso profondo di sentirsi “belle” a modo proprio, comode nel proprio corpo senza l’ossessione di assomigliare a uno standard predefinito, semplici nel senso più letterale del termine. La riscoperta di una bellezza che i brand (di vestiti e make up) possono esaltare ma non creare, è una consapevolezza che spero di portare con me.

TENGO: le amiche e gli amici che hanno reso più lieta questa quarantena, che ora più che mai ho avuto tempo di vedere tutti insieme in lunghe conversazioni virtuali ma non troppo. La mia famiglia, sempre!

TENGO: mio marito… sì dai lo tengo!

TENGO: i miei capelli, di cui vi avevo già parlato in questo articolo. No nemmeno il Coronavirus è riuscito a scalfire il mio amore per loro. Tiè!!!

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