Fase 2, i più deboli e i servizi utili ai tempi del Covid-19

La tanto attesa fase 2 è iniziata tra timori e sollecitazioni. La concitazione del Coronavirus ci ha portati a dimenticarci delle categorie già fragili e di chi, con e per loro, lavora tutti i giorni.

Fonte foto: Pinterest

All’alba della fine dei due mesi di lockdown la tanto attesa e temuta fase 2 è arrivata. Tante sono le parole consumate su questo blog e intorno a noi, circa l’emergenza Coronavirus. Tanti i pensieri e le sensazioni che, a fasi alterne, hanno animato le nostre giornate fra crostate e incubi notturni. In questi mesi che ormai sono alle nostre spalle, forse abbiamo troppo spesso dimenticato chi questa quarantena non l’ha vissuta fra gli agi nelle mura domestiche e chi in questo tempo ha comunque intrapreso il “viaggio” verso un futuro migliore anche quando così migliore non era. E con loro le tante persone che lavorano per aiutarli ad avere una nuova dignità.

Abbiamo incontrato un’amica che da anni lavora con i più deboli in un Centro Stranieri in un comune dell’Emilia Romagna come Educatrice Professionale. Per questioni di privacy non ne sveleremo il nome né la città di provenienza. Ecco cosa ci ha raccontato.

In cosa consiste più o meno quotidianamente il tuo lavoro in tempi normali, lontani dall’emergenza Coronovirus?

Siamo una equipe educativa , quotidianamente lavoriamo con utenza a bassa soglia. Li riceviamo a sportello e svolgiamo colloqui individuali con ognuno. Ne ascoltiamo la storia e i bisogni, li supportiamo nella rilettura del bisogno portato, nella esplorazione di possibili risorse personali e familiari, al fine di individuare risposte autonome dai Servizi, quando è possibile. Per ogni colloquio effettuato, facciamo poi una valutazione e proponiamo un intervento a supporto del bisogno immediato o del progetto di vita della persona, se già conosciuta da tempo. 

Fungiamo da ponte tra la persona e i Servizi presenti sul territorio (SerT, CSM, uffici pubblici vari: Questura, Patronato Inca, Centro per l’Impiego, anagrafe, Inps, ecc.). 

Svolgiamo attività di orientamento sul territorio e/o di sostegno nel raggiungimento di altri Servizi, anche su altri territori. 

Le persone che accedono al nostro sportello a bassa soglia, sono prevalentemente cittadini stranieri senza fissa dimora, regolari e irregolari, uomini e donne.

Durante l’inverno (da dicembre a marzo), rispondiamo a un bisogno abitativo attraverso il progetto “accoglienza invernale”.

E come è cambiato ora? Che difficoltà hai incontrato?

Dal mese di marzo abbiamo dovuto pensare a come tutelarci dal Covid 19, per cui abbiamo iniziato ad utilizzare il filtro telefonico. Questo implica che non riceviamo più le persone allo sportello come prima, bensì le persone devono contattarci su alcuni numeri che abbiamo messo a disposizione del pubblico. Naturalmente esistono delle eccezioni, persone che al di là del Coronavirus riceviamo a colloquio, e  persone con le quali svolgiamo anche colloqui congiunti con altri Servizi coinvolti (CSM, SerT, Policlinico).

La difficoltà principale rilevata è di tipo qualitativo. E’ difficile colloquiare al telefono con una persona che non è madre lingua italiana. Anche il supporto dei mediatori culturali è notevolmente diminuito… hanno giustamente paura e la maggior parte non è disponibile a svolgere colloqui di persona, ma solo telefonicamente…

La comunicazione non verbale è importante in questo lavoro (gestualità, espressività facciale….), come anche la vicinanza fisica. Tutto questo naturalmente adesso è vietato, oltre che impensabile.

La cooperativa ci ha fornito mascherine, guanti e gel disinfettanti. 

Pensi che i tuoi utenti abbiamo avuto delle difficoltà a loro volta? Quali?

Molti utenti hanno una barriera linguistica oggettiva, altri necessiterebbero di un contatto visivo. 

Credo anche che la difficoltà maggiore per tutti gli utenti, sia stata che tutti i servizi a bassa soglia hanno chiuso: mense, docce, ambulatori di medici volontari, ecc.

Si sono ritrovati soli e isolati.

Cosa è stato fatto a livello governativo per permettere alle categorie più deboli di affrontare questo momento?

Purtroppo a livello governativo non è stato fatto niente. Noi siamo rientrati nella definizione di  “socialmente utili”, ma di fatto il personale non è stato potenziato, non sono stati stanziati più fondi e anzi paradossalmente tutti noi abbiamo dovuto ridurre o dimezzare il nostro monte ore settimanale.

Cosa è stato previsto in questo senso per la fase2? Cosa in merito alle norme di sicurezza, distanziamento sociale ecc? (per voi e per loro)

La fase 2 è oggi, e noi siamo pronti. Sono stati previsti plexiglas alle scrivanie…

Hai paura?

Ho paura, ma seguirò le norme di sicurezza per poter lavorare nel miglior modo possibile nonostante il distanziamento sociale.

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