Elliott Ewitt – Family: al Mudec una mostra che vi farà “sentire” le foto

Una mostra dedicata alla FAMIGLIA, nucleo fondamentale della società e punto di partenza di ogni individualità. E’ lì che si forma la nostra personalità, e su quella si fonda ogni forma politica, economica, culturale. E nella famiglia di Erwitt ci sono giovani pensierosi e anziani sorridenti, amici, colleghi fotografi, figli, ex mogli e i suoi immancabili e adorati cani.

Elliott Erwitt New York City, USA, 1955
Questa è una foto NON POSATA, uno scatto RUBATO. Come può non rubare anche il vostro di cuore?

Al MUDEC è da poco iniziata la mostra fotografica “Elliott Erwitt. Family”. 60 scatti realizzati dal fotografo che avrete la possibilità di ammirare (sembra una frase fatta ma non lo è in questo caso) fino a marzo. L’ho vista. Ho sentito ogni singola foto presente, mi sono immersa nella storia che ognuna di queste racconta. Un tuffo in uno scatto che sembra tridimensionale per quanto è capace di rapire l’attenzione. Perchè nelle foto di Erwitt ogni singolo dettaglio è pieno di significato.

Elliott Erwitt è uno che a 91 anni ha ancora l’ironia e la forza visionaria che molti aspiranti fotografi contemporanei farebbero bene ad invidiare. Un uomo che per tutta la sua vita ha scattato foto: foto per campagne pubblicitarie, per l’esercito americano, per calendari, per riviste, ma anche per se stesso e per chi amava. Elliott Erwitt ha scattato foto e attraverso queste ha raccontato tante piccole e grandi storie. Immortalando molto più che un viso o un corpo. Ha messo nero su bianco un momento storico. Alcuni di importanza mondiale, come Jaqueline Kennedy durante il funerale del marito, altre di importanza fondamentale “solo” per i protagonisti dello scatto stesso. Un matrimonio nudista, una foto di famiglia sul divano appena comprato, un ballo sospirato in una cucina.

“Il punto fondamentale è scattare la foto in modo che poi non ci sia bisogno di spiegarla con le parole.” Elliott Erwitt.

Non si può non sentirsi umani davanti a questi scatti. Immedesimarsi in ogni singola emozione provata dai suoi protagonisti, o al contrario, provare una sorta di repulsione, distacco, imbarazzo.

Non può non commuovere il ballo di Robert Frank, suo collega e amico, in una cucina a Valencia, o lo scatto della sua prima moglie che guarda la sua prima figlia. Due momenti privati eppure così universali.

Elliott Erwitt, Bratsk, 1967

Se ancora sei in dubbio su questa mostra ti sfido a questo “gioco”: guarda la foto su. E chiediti: mi provoca gioia questo scatto o leggera inquietudine? Questi due ragazzi giovani si sono appena sposati o stanno per farlo? E il ragazzo sulla sinistra chi è? Quello sulle sue labbra è un ghigno beffardo o un sorriso accennato? Si conoscono i 3? Non vi sembra di essere catapultati nella stessa saletta, a metà, quasi come la ragazza sulla destra?

Erwitt è capace di creare una foto ad arte, posare la pietra per far girare la testa al momento giusto al bambino nello scatto realizzato per il governo francese, immortalare le lacrime nascoste dalla veletta di Jacqueline Kennedy ma anche cogliere l’attimo leggermente fuori fuoco della famiglia americana perfetta. O trasmettere, con una foto, il calore della mano di un padre sulla testa del suo bambino. E’ tutto questo e molto altro che scoprirete quando sarete davanti alle sue foto.

Buona mostra!

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