Chanel è l’esempio di come si possa parlare ad un target nuovo rimanendo sé stessi

Il secondo evento (il primo è stato l’annuncio del colore Patone 2020) della prima settimana di dicembre che mi ha colpito e mi ha fatto pensare “voglio scriverci su” è stata la sfilata Métiers d’Art Pre Fall 2020 di Chanel. La prima sotto la direzione di Virginie Viard, da anni creativa del brand, passata al comando dopo la scomparsa di Karl Lagerfeld.

Photo by Kristy Sparow/WireImage

Si, un pò di attesa, nel mondo degli amanti della moda, c’era per la prima vera sfilata Chanel diretta da Virginie Viard. Non un’eredità semplicissima, ma anni come braccio destra dell’iconico Karl si vedono, si toccano, si sentono tutti.

Eppure la Viard riesce ad introdurre il suo tocco, un tocco contemporaneo, anzi, super young. Strizza l’occhio alle tantissime millennials amanti della moda o imitatrici di riflesso di tante seguitissime influencer, senza però mai snaturare il suo dna. Senza violare i codici ormai iconici di una Maison che ha fatto dell’eleganza il suo tratto più distintivo.

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Ammetto di aver sentito un piccolo brivido lungo la schiena quando ho visto quella super “sgnappola” di Gigi Hadid con la sua pancia perfetta in bella vista. Con uno dei pezzi più emblematici della Maison, il tailleur tubino, ma in una variante di pied de poule con filo lamè con una giacca che si accorcia. E si libera di tutto il resto mostrando una candida pelle nuda.

Addirittura compare un lungo filo multiplo di perle con tanto di stemma centrale a voler accendere un riflettore su questa pancia scoperta e questo ombelico ben in vista.

Ma non solo. Ci sono anche la felpa con collo a cerchio e scritta con corallini, il cerchietto bombato (che anch’io ammetto di aver quasi comprato ieri in un negozietto – rosa con stelline dorate per la precisione) e le unghie con il micro-logo.

Photo by Francois Durand/Getty Images

Le grandi novità colpiscono, senza sconvolgere. Non sarebbe nello stile di Chanel il voler far discutere a tutti i costi del resto. I corpi che si scoprono sono resi più rassicuranti dal comparire di tutti quegli elementi iconici, dalla camelia sugli abiti e fra i capelli alle catene in oro con tessuto intrecciato (ricordo che mia sorella ne aveva una simile nei primissimi anni 2000).

Le gonne rimangono tubini, senza mai andare troppo in su rispetto alle ginocchia. Compaiono di fianco al bianco e all’oro anche i colori metallizzati e decisi. C’è spazio anche per le paillettes e i glitter, le piume e il plissè. Insomma, il bon ton incontra il futuro.

Si sa, ormai i numeri parlano chiaro: le vendite volano quando a muoversi è la “massa”, la grande quantità di giovanissimi che aspirano ad accedere ad un mondo fatto di lusso e bellezza. E sognano il capo o l’accessorio di Chanel, di Chloè, Dior, Gucci e così via. Quei brand che hanno saputo parlare ad un target nuovo, senza snaturare sé stessi. Fare marketing senza rinunciare alla poesia.

Meraviglia. Ve la lascio ammirare in questa gallery e nel successivo video.

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