Natale 2020, what else?

Quest’anno ha un solo motto: “E anche questo 2020 ce lo siamo tolto dai coglioni”.

Fonte foto: Pinterest

Nel limbo dell’eterna attesa di un DPCM che chiarisca dubbi e rilassi gli animi magari grazie a un lungo pianto finalmente liberatorio, è forse arrivato il momento di arrendersi. Questo Natale 2020 più famoso come “salviamo Natale” lo passeremo soli, nelle nostre case, nei casi più sfigati a centinaia di km di distanza dalle nostre famiglie.

Non sarà Natale. Non lo è già più. Non lo sarà per tutti coloro che le famiglie le hanno perdute, per tutti coloro che passeranno le notti di festa in attesa di telefonate da qualche ospedale. Lo sarà, anche se diverso, per i pochi fortunati che stanno bene e vivono nello stesso Comune.

Sono tanti i motivi per cui vale la pena quest’anno togliersi le vesti di Mariah Carey e indossare quelle del Grinch.

Natale è il momento per antonomasia in cui le famiglie si riuniscono. Il momento in cui, complice il freddo, ci si stringe intorno a tavolate con un inizio ma senza fine, in cui le ore di luce hanno il gusto dei carboidrati e quelle di buio delle tisane digerenti. In cui si sta tutti stretti sui divani delle zie a far finta di guardare film a tema a volumi impressionanti, in cui nel pomeriggio tardo dopo aver mangiato per ore arriva (sempre) il cugino stoico che chiede se qualcuno ha voglia di un po’ di frutta secca.

Natale è tutto questo ed esserne privati, anche se per una ragione sacrosanta, lascia un vuoto dentro che solo chi misura i battiti del cuore in km può capire.

E sì essere smarriti pensando che forse qualcosa di più si poteva fare, individualmente e non, per salvare davvero il Natale è lecito, sentirsi privati di un momento magico (ancora) dopo mesi così difficili è umano, arrabbiarsi al pensiero dei tanti furbetti che probabilmente in barba alle regole festeggeranno come se niente fosse dicendosi di non aver fatto niente di male – come tutti quelli che hanno chiesto il bonus vacanze, il bonus baby sitter o i 600 euro senza averne diritto, perché tanto “se non lo faccio io, lo fa qualcun altro” – è giusto!

Sentirsi soli, tremendamente soli mentre qualcuno tutto sommato se ne frega perché in fondo quel cuore dalla famiglia se l’è ripreso, perché in fondo in questa situazione è più fortunato di molti altri, è normale.

Quindi piangete, urlate, ma soprattutto investite in psicoterapia.

E no miei cari moralisti con le famiglie a 5 minuti, tutto questo non significa non avere rispetto dei morti passati e futuri, anzi. Significa capire che in questa vita così precaria e fugace dove tutta la realtà conosciuta e dominata può essere sovvertita da un virus, passiamo sempre troppo poco tempo con le persone che amiamo. Sicuri che tanto le cose importanti rimangono lì ad aspettarci invece poi ti giri e in un attimo non ci sono più.

Buone feste a tutti.

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