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Quello che non capiamo delle sfilate maschili (che poi diventa tendenza)

Photo by MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images

È innegabile: le sfilate di moda maschile hanno spesso un appeal minore nei confronti di quelle femminili. Altrettanto spesso vengono liquidate dalla stampa generalista come un momento di eccentricità degli stilisti che non arriverà mai nella vita di uomo “normale”.

Chi mai e perchè dovrebbe indossare una pelliccia lunga fino ai piedi o un maglioncino ricamato con un pulcino che spunta da un guscio rotto? O indossare scarpe da infante e giacche bolero che sfiorano a malapena i fianchi?

Eppure è esattamente quello che abbiamo visto in questi giorni direttamente da Milano e ora da Parigi. Una settimana della moda che ormai settimana non è più (a Milano dura 4 giorni scarsi ormai) e che propone linee, tagli, tessuti, colori e fantasie di tendenza per la prossima stagione invernale.

La moda uomo autunno/inverno 2020/2021, sorprende, è vero, ma rassicura anche. No, dubito vedremo per le strade, a parte qualche evento mondano (spesso alcuni capi si vedono solo in sfilata e negli street style post sfilata e stop) tutto quello che sta sfilando in passerella.

Non c’è ragione di accanirsi sui social sotto foto di uomini dalle caratteristiche androgine e vestiti come se stessero uscendo da un collegio ottocentesco o da un asilo nido. Non c’è alcun attentato alla virilità. É solo un’interpretazione artistica, quella messa in scena dagli stilisti, di sogni, bisogni e anche paure, dell’uomo contemporaneo.

É un uomo che sa essere tenero e che non teme di indossare fiorellini e colori pastello quello disegnato da Alessandro Michele per Gucci, mentre sembra venire da un rifugio innevato quello immaginato da Dolce & Gabbana, avvolto da lane pesanti.

Le lane a trama grande si ritrovano anche da Fendi, così come il celeste polvere da Louis Vuitton e Dior.

Ora, non dovete inorridire davanti a colori iridescenti e a pantaloni che salgono sopra il ginocchio. Quello che state vedendo non è un diktat ma un’interpretazione, che a sua volta verrà poi declinata nel prêt-à-porter. Si studiano e si sperimentano nuove linee e nuovi volumi per gli iconici indumenti maschili, come la giacca e la camicia. Si tagliano le lunghezze nella parte superiore dei look, con le giacche che diventano dei bolero. In contrasto salgono gli stivali, almeno fin sotto il ginocchio. E ancora in contrasto ritroviamo pantaloni corti e cappotti che toccano i pavimenti.

Sovrapposizioni che giocano anche con i colori di una palette cromatica basica: nero, bianco, beige e marrone. Spunta qui e li qualche scritta, come per Dolce & Gabbana, trionfano le pelli e i velluti, elegantissimi nelle varianti blu.

Insomma, gli spunti applicabili alla vita di tutti giorni sono davvero tanti: a partire dalle nuance essenzialmente neutre (il cammello se la batte con il nero) fino ad arrivare ai mega sciarponi da portare morbidi.

Ecco perchè vi dico, credetemi, quello che ora vi sembra assurdo tra pochi mesi diventerà un cappotto in vetrina da ZARA.

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